Come la ssp può prevenire il burnout
Stati vagali e shutdown dorsale

Cos’è uno shutdown dorsale?

E perché "non riuscire ad agire" non è una mancanza di volontà, ma una reazione di difesa della parte più antica del tuo sistema nervoso.

Forse ti suona familiare: sei esausto, ma non riesci comunque a rilassarti. Oppure ti senti vuoto e spento, come se ci fosse una sorta di velo tra te e il mondo. Alcune persone descrivono il mondo come "piatto", dicono di stancarsi a guardare fuori, oppure di oscillare tra una sorta di torpore e un panico interiore, tristezza o solitudine. Non è né una finta né una debolezza di carattere. Spesso è un segno che il sistema nervoso è in uno stato di “shutdown dorsale”.

La scala polivagale: tre livelli

Per capire lo “shutdown dorsale”, ti aiuta immaginare il tuo sistema nervoso come una scala a tre gradini. Questo modello deriva dalla teoria polivagale del dottor Stephen Porges. Il tuo sistema nervoso valuta costantemente, in modo inconscio, se sei al sicuro o in pericolo — e, in base a questo, passa da una modalità all’altra tra le tre disponibili.

In cima alla scala

Posizione ventrale — sicurezza e connessione

Ti senti tranquillo, presente e in sintonia con te stesso. Puoi imparare, rigenerarti e stabilire un contatto autentico. Questo è lo stato in cui sei pronto al cambiamento.

Al centro

Risposta simpatica — lotta o fuga

Il tuo corpo si prepara all’azione: aumento della frequenza cardiaca, tensione muscolare, irrequietezza, stato di allerta. Utile in caso di vera emergenza, ma estenuante se continua a durare.

In fondo alla scala

Posizione dorsale — spegnimento o blocco

Quando ci si sente sopraffatti, il sistema va in blocco: stanchezza, vuoto, apatia, chiusura in se stessi. Un’ultima reazione di difesa quando combattere o scappare non sembra più un’opzione.

Un sistema nervoso resiliente passa con fluidità da uno stato all’altro, a seconda di ciò che la situazione richiede. Ma dopo uno stress prolungato o un trauma, questa flessibilità può bloccarsi. A quel punto, per esempio, rimani bloccato nello stato dorsale, oppure oscilli continuamente tra lo stato dorsale e quello simpatico senza mai riuscire a raggiungere davvero lo stato ventrale, tranquillo e connesso.

Una piccola precisazione

Consideriamo la teoria polivagale soprattutto come un quadro di riferimento utile, non come la verità assoluta. La realtà è spesso più complessa e meno unidimensionale di una scala a tre gradini. Eppure questo modello aiuta davvero a capire cosa succede nel tuo corpo — e a metterlo in pratica.

Come si percepisce un "shutdown" dorsale dall'interno?

La sindrome dorsale è molto più di un semplice "po" di stanchezza”. Chi ne soffre da tempo descrive spesso una combinazione di:

  • Esaurimento, anche se il riposo o il sonno non ti fanno sentire davvero meglio
  • Una sensazione di vuoto, di distacco o di "non essere del tutto presente"
  • Il mondo che sembra piatto o lontano
  • Poca voglia o energia per darti una mossa
  • Situazioni sociali che riesci a gestire, ma che ti richiedono tantissima energia
  • A volte ti senti paralizzato, altre volte invece ti prende un'ondata di panico, tristezza o solitudine

Un esempio: perché a volte l'impegno si ritorce contro di te

Ne abbiamo un bell’esempio nelle persone che soffrono di stanchezza cronica. Per spostarti verso l’alto a livello dorsale, hai bisogno di energia simpatica — devi, per così dire, salire la scala. Ma se ne usi troppa, subentra subito dopo una ricaduta verso il livello dorsale per recuperare. Questo spiega perché a volte anche le attività divertenti o leggere si ripercuotono il giorno dopo. Non è mancanza di volontà; è il sistema nervoso che controlla rigorosamente la propria energia.

Proprio per questo spesso il consiglio è: fai passi piccolissimi e muoviti solo per brevi periodi. In questo modo aggiungi ogni volta un po’ di energia positiva, senza subire contraccolpi. Ad esempio, abbiamo avuto una cliente che, a causa della stanchezza cronica, riusciva solo a stare a letto. Grazie al metodo SSP e muovendosi con costanza a passi piccolissimi, alla fine è riuscita ad alzarsi dal letto, uscire di casa e persino tornare in città. Lei attribuisce il suo recupero interamente a questo approccio.

Ti riconosci in questa descrizione e ti chiedi in quale stato si trovi spesso il tuo sistema nervoso?

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Come il SSP aiuta a risalire

Il SSP invia continuamente segnali di sicurezza al tuo sistema nervoso attraverso musica appositamente filtrata. In questo modo, il tuo sistema viene, per così dire, invitato a spostarsi dalla posizione dorsale verso quella ventrale, quella del riposo e della connessione. Influisce anche sulla tua neurocezione — quella scansione inconscia alla ricerca di sicurezza — rendendo spesso più facile, quasi da sé, il contatto con gli altri.

Dato che un sistema nervoso bloccato nella zona dorsale è particolarmente delicato, procediamo sempre con molta calma. Se dalla nostra valutazione iniziale emerge che dobbiamo stare particolarmente attenti, si inizia con sessioni molto brevi, in modo che il tuo corpo possa abituarsi ai segnali di sicurezza senza che l’intensità sia eccessiva.

Cosa puoi fare tu stesso per uscire dalla posizione dorsale

Oltre al SSP, sono utili anche piccoli passi graduali. Non forzare nulla: troppa pressione è controproducente. Ricorda:

  • Inizia con movimenti minimi: muovi solo le dita dei piedi, delle mani o gli occhi
  • Movimenti tranquilli come camminare, dondolarsi dolcemente su una sedia o su una palla
  • Dare dei leggeri colpetti sul corpo (tapping) per ritrovare il contatto con te stesso
  • Respirazione lenta e profonda, ad esempio la tecnica 4-7-8
  • Mettiti una mano sul cuore, oppure concediti un abbraccio rassicurante
  • Un leggero contatto visivo o un sorriso, rivolto a qualcun altro o a te stesso allo specchio

Un consiglio pratico: preparati una specie di kit di pronto soccorso con oggetti tattili che ti piace toccare, per quei momenti in cui ti senti davvero giù di morale.

È proprio questa combinazione — un sostegno mirato tramite il SSP, insieme a piccoli passi di autoregolazione — che aiuta il tuo sistema nervoso a ritrovare la sua mobilità. Non forzando le cose, ma imparando gradualmente a sentirti di nuovo al sicuro.

Domande brevi, risposte brevi

Cos’è uno shutdown dorsale?

Uno "shutdown dorsale" è quella situazione in cui il tuo sistema nervoso si blocca quando ti senti sopraffatto. Ti senti vuoto, stanco, spento o chiuso in te stesso; il mondo può sembrarti piatto e lontano. È una reazione di difesa della parte più antica del tuo sistema nervoso, non è né riluttanza né debolezza.

Quali sono i tre stati del sistema nervoso?

Secondo la teoria polivagale, ci sono tre stati principali: lo stato ventrale (sicurezza e connessione), lo stato simpatico (lotta o fuga, azione) e lo stato dorsale (blocco o paralisi). Un sistema nervoso resiliente passa con fluidità da uno stato all’altro; in caso di stress prolungato o trauma, però, questo meccanismo può bloccarsi.

In che modo il SSP aiuta in caso di shutdown dorsale?

Il SSP trasmette segnali di sicurezza attraverso la musica filtrata, invitando il tuo sistema nervoso a passare dallo stato dorsale verso uno stato ventrale di calma e connessione. Influisce anche sulla neurocezione, rendendo spesso più facile il contatto con gli altri. Procediamo sempre con molta calma.

Cosa posso fare da solo per uscire da uno shutdown dorsale?

Inizia con movimenti piccolissimi: le dita dei piedi, delle mani o gli occhi. Respirare lentamente, dondolarsi dolcemente, tenere una mano sul cuore o stabilire un leggero contatto visivo possono aiutarti. Procedi sempre a piccoli passi, realistici; fare troppo o troppo in fretta è controproducente.

La teoria polivagale è la verità assoluta?

Consideriamo la teoria polivagale soprattutto come un quadro di riferimento utile, non come la verità assoluta. La realtà è spesso più complessa e meno unidimensionale. Allo stesso tempo, il modello aiuta molto a capire cosa succede in caso di stress, paralisi e recupero, e a dare un sostegno concreto alle persone.

Un po' di movimento in un sistema nervoso bloccato

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Il SSP è un programma di ascolto guidato, non un trattamento medico. In caso di disturbi prolungati o gravi, è bene rivolgersi anche a un medico o a un terapeuta.

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